Definizione
Regime forfettario (e cassa)
Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato per partite IVA individuali entro 85.000 € di ricavi: imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi cinque anni di nuova attività) calcolata sul reddito determinato a forfait tramite coefficienti di redditività, senza applicare IVA in fattura. Semplifica gli adempimenti, ma non la gestione della cassa.
Il meccanismo in sintesi: al fatturato incassato si applica il coefficiente di redditività della propria attività (ad esempio 78% per i professionisti, 67% per il commercio); dal reddito così ottenuto si deducono i contributi previdenziali versati e sul resto si paga l'imposta sostitutiva. Niente IVA in fattura, niente detrazione dell'IVA sugli acquisti.
Il nodo di cassa è il calendario: imposta e contributi si pagano a giugno (saldo dell'anno precedente più primo acconto) e a novembre (secondo acconto). Il primo anno può sembrare leggerissimo, ma al secondo giugno arrivano insieme saldo e acconto: per chi non ha accantonato nulla è il classico momento di crisi del forfettario.
La regola pratica: trattare ogni incasso come parzialmente non tuo. Tra imposta sostitutiva e contributi (Gestione Separata o cassa professionale), accantonare il 25-30% di ogni fattura incassata mette al riparo dalla quasi totalità delle sorprese. Una previsione di cassa che posiziona saldi e acconti nei mesi giusti — il tipo di lavoro che fa un cashflow manager come Liquidero — rende il fenomeno visibile con mesi di anticipo.
Esempio numerico
Esempio: un consulente forfettario in Gestione Separata incassa 50.000 € nell'anno. Reddito forfettario: 50.000 × 78% = 39.000 €. Contributi: circa 10.200 €. Imposta al 15% sul reddito al netto dei contributi: circa 4.300 €. Tra giugno e novembre dell'anno dopo dovrà versare saldo e acconti: senza accantonamenti, oltre 14.000 € da trovare in pochi mesi.
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